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Antigone
Ogni città riceve la sua forma dal deserto a cui si oppone.
diritti
25 novembre 2009
Una filosofia di fondo
Tornando alla questione-"Vaglietti", la cosa che più mi rattrista in questa vicenda riguarda il fatto che non sia possibile raggiungere alcun tipo di mediazione. Il Comitato parenti a mio avviso ha agito correttamente, invitando gli operatori, il Direttore sanitario e il CdA a collaborare reciprocamente: ciò avrebbe implicato un'opera di autocritica da parte di chi ha amministrato e diretto la struttura rispetto alle lamentele dei parenti, le quali hanno una rilevanza indiscutibile e una gravità in alcuni casi difficilmente tollerabile. Se mi lamento per ciò che succede ad un mio caro ricoverato nella struttura, non lo faccio certo con spirito distruttivo, ma nella speranza di migliorare la sua situazione. Ciò che è avvenuto (e ancora sta avvenendo: non mi metto nei panni di chi si troverà nel nuovo CdA) invece ha visto gli operatori e gli amministratori ancorati in difesa di ciò che nella struttura avviene (e mi riferisco anche a fatti davvero gravi, di RILEVANZA PENALE, come ho avuto modo di illustrare nella mia lettera di marzo). Questo ha provocato nei parenti una totale perdita di fiducia negli operatori.
Immaginatevi se scopriste che la terapia di vostra madre è stata assunta da un'altra ospite e, segnalata la cosa alla caposala, questa avesse con voi minimizzato l'avvenuto. Immaginate poi di aver segnalato che vostra madre viene portata a pranzo con il pannolone completamente fradicio e sporco, perché nessuno ha tempo di portarla in bagno a scaricarsi, e alle vostre lamentele le infermiere avessero risposto: "Basta lamentarsi: se non le va bene, la settimana prossima attacchiamo a sua madre un catetere, così il problema è risolto!" Immaginatevi di avere assistito quando hanno negato il crudo ad una morente: le operatrici si sono giustificate dicendo che la donna era terminale e non poteva mangiare più nulla, ma quella sera in realtà le portarono della pancetta!! Sempre a questa signora requisirono un pezzo di grana che questa succhiava - alimento che non le provocava nausee - perché nella struttura è vietato farsi portare alimenti di alcun genere (biscotti, caramelle e altro) da casa. Immaginate di aver appreso che vostra madre, mentre le facevano il bagno, è caduta e ha picchiato la testa: che alla vostra richiesta di portarla in pronto soccorso ciò vi sia stato negato e, dopo che vi siete assunti la responsabilità di portarla voi stessi, contro il parere del medico della struttura, vostra madre sia stata ricoverata per diversi giorni in terapia intensiva (certo, le avete salvato la vita, ma se non vi foste impuntati?).  Immaginate di aver chiesto la cartella clinica di vostra madre, ma di aver ricevuto un diniego. Immaginate di trovare vostra madre in carrozzina, con la sedia a rotelle legata ad un corrimano e con il suo viso rivolto al muro: dopo aver segnalato la cosa diverse volte, immaginatevi di aver continuato a trovarla così e immaginate di essere sbottati contro questa ingiustizia. Immaginate di aver denunciato la cosa e di aver ricevuto risposte nelle quali voi diventavate i carnefici per la vostra tendenza a protestare in maniera "distruttiva" e venivate individuati come unico problema della struttura da uno psicologo. Immaginate poi di aver trovato vostra madre non più legata ad un corrimano, ma con la carrozzina contro il muro, con davanti un tavolo a bloccarne ogni movimento (contenzione ambientale). Immaginate di averla fotografata, per denunciare la cosa, e di aver mostrato la lettera al Direttore sanitario e di aver ricevuto questa risposta: "Che bella foto!" Immaginate di essere a colloquio con il Presidente per esporre i problemi che spesso quotidianamente si presentano nell'assistenza del vostro parente e immaginate che questi, mentre voi gli parlate, vi rida in faccia. Immaginate che vostra madre vomiti sangue e non riesca a respirare e visualizzate la scena: voi siete preoccupate, ma l'operatrice in turno deve fare dispensa; vi dà un paio di guanti e uno straccio e vi invita ad assistere personalmente vostra madre. Quindi, quando le chiedete se non sia il caso di chiamare il medico o almeno di provare la pressione a vostra madre, immaginate che questa vi risponda che non c'è bisogno (è domenica). Immaginate che tutto ciò venga poi minimizzato come "vomito dovuto alle caramelle alla fragola che i parenti le portano di nascosto". Immaginate che vostra madre stia male e non riesca a respirare, ma sfortunatamente è sabato: richiedete una visita del medico, ma non viene chiamato e ottenete che esca solo perché minacciate di rivolgervi alle autorità competenti. Immaginate che vostra madre sia allettata perché ha l'influenza e che le venga portato il caffè con il secondo, e poi subito dopo la camomilla: il tutto senza un tavolino da apporre al letto, ma i piatti vengono lasciati direttamente nelle mani del paziente allettato (o sul comodino, se questi non è in grado di mangiare da solo). Immaginate di trovare vostra madre con delle evidenti ferite sul corpo e di dover chiedere come se le è procurate e di sentirvi rispondere dagli operatori che non lo sanno e, solo dopo un lungo giro di richieste, di venire ad apprendere che vostra madre è stata bastonata da un altro ospite, oppure che mentre veniva portata  in bagno ha urtato contro la porta, oppure varie altre versioni. Immaginatevi di sentirvi dire, dopo una vostra lamentela, di piantarla di lamentarvi e di scusarvi per tutte le parolacce che vostra madre dice agli operatori (sic!). Immaginatevi che vostra madre abbia bisogno di andare in bagno, ma che gli operatori siano tutti impegnati, mentre avete appena visto diversi di loro sulla scala esterna impegnati a fumare. Immaginate di arrivare al "Vaglietti" e di dovervi recare in ufficio: lo trovate aperto, ma non c'è nessuno e aspettate un buon quarto d'ora. L'ufficio è aperto, contiene la documentazione di tutti gli ospiti, con dati sensibili, e chiunque potrebbe entrare e trafugarli. Immaginate di essere in attesa di una risposta da parte dell'ASL alla vostra richiesta di sussidio di accompagnamento. Immaginate di apprendere che la raccomandata ricevuta dalla struttura ad agosto non vi sia ancora stata consegnata, ma che si trovi in segreteria, aperta (non si sa da chi), e che i termini in essa contenuti per il completamento della domanda siano scaduti. Immaginate che alle vostre proteste gli impiegati rispondano di non essere dei postini. Immaginate un'ospite che vive da moltissimi anni in struttura, che viene accusata dalle operatrici di essere la causa del "licenziamento" del Direttore sanitario e per questo piange. Immaginate di assistere alla merenda di vostra madre: tè caldo in un bicchierino di plastica, fino a qualche mese fa senza biscotti, ora con tre biscotti secchi che il vostro viziato cane rifiuterebbe. Immaginate vostra madre, priva di assistenza mente beve il tè, posizionata sul perimetro del salotto del secondo piano, che scambia il proprio fazzoletto per un biscotto, lo ingerisce e poi vomita. Immaginate di voler sapere con quale operatore state parlando, ma di non avere questa possibilità, perché il cartellino di riconoscimento OBBLIGATORIO nella RSA lo portano solo i volontari!
Siamo esseri umani fallibili e può capitare di commettere errori. La cosa inaccettabile, che ha fatto del tutto perdere la fiducia dei parenti verso gli operatori, è che nessuno di questi errori sia stato riconosciuto come tale. Di fronte a tutto ciò, i parenti sono diventati sempre più attenti all'operato dei dipendenti della struttura e ciò ha comportato addirittura episodi di evidente insofferenza e maleducazione da parte degli operatori verso i parenti e verso gli ospiti (è lo stress che comporta lavorare essendo controllati da qualcuno che non ha alcuna fiducia nel tuo modo di agire, ma è il tuo modo di agire ad essere scorretto! Solo ieri: 1.tutti gli allettati con il catetere permanente  al primo piano avevano pozze di urina ai piedi del letto, perché un operatore si era dimenticato di chiudere i sacchetti dopo averli svuotati; 2.non avendo a disposizione una mascherina, gli operatori hanno attaccato una flebo ad un'ospite con un giro di cerotto all'apposito supporto. Con il calore, il cerotto ha ceduto e la flebo è rovinata al suolo, rischiando di cadere peraltro sulla testa dell'ospite allettata).
Trovo poi molto grave che manchi del tutto una filosofia di fondo, un progetto di assistenza dell'ospite condiviso da tutti gli operatori. Per questo, a mio avviso, essi tendono a svolgere il proprio lavoro per compiti, non ricordandosi di avere a che fare con delle persone e scivolando lentamente in una situazione di burn-out. Senza una seria riflessione su quest'ultimo aspetto, credo che sarà impossibile risanare la struttura.

diritti
20 novembre 2009
Questione Vaglietti: i nodi e il pettine
Il CdA della RSA Vaglietti-Corsini, scelto solo otto mesi fa dal Sindaco senza consultarci (nonostante le nostre aperture interlocutorie), ha rassegnato le dimissioni in forte polemica proprio con Legramanti per le sue presunte (e in questo caso dal mio punto di vista quanto mai doverose) ingerenze nelle questioni legate alla dignità della vita degli ospiti della nostra casa di riposo.
Il 22 marzo 2009, in seguito alla lettera di denuncia indirizzata a tutti i consiglieri comunali dai familiari di un'ospite la cui carrozzina, già provvista dei mezzi di contenzione, veniva legata al corrimano di una stanza (con il viso dell'ospite rivolto al muro), scrissi una lettera che sento ancora molto attuale sulle problematiche e il senso della nostra RSA. Nella conclusione invitavo il Sindaco a scegliere persone competenti per il nuovo CdA, nell'interesse degli ospiti della struttura. Purtroppo la gente sbagliata nel posto sbagliato non risolve i problemi, ma li aggrava ed ora siamo giunti ad un punto di non ritorno per la nostra RSA. Le problematiche, fortunatamente ormai innegabili, nonostante le giustificazioni addotte dall'ex Direttore sanitario e dagli operatori della struttura, sono manifeste e grazie al lavoro meritorio del Comitato parenti forse i nodi verranno al pettine, come si suol dire. Non si tratta più di quattro parenti "con problemi personali e familiari" che si lamentano (in sostanza, degli squilibrati: per loro è stato scomodato addirittura il severo giudizio dello psicologo): le continue segnalazioni hanno indotto persino l'ASL ad effettuare scrupolosi controlli nella struttura, invitando l'ex Presidente ad attuare un ripensamento nella gestione sociosanitaria degli ospiti. Resta il rammarico per avere sprecato otto mesi durante i quali la nostra RSA avrebbe potuto essere gestita diversamente e, come ho detto durante la riunione dei parenti, se per l'ex CdA della casa di riposo otto mesi non sono nulla, per chi vive in RSA gli ultimi anni della propria vita sono un'eternità.
Sono contenta che chi ha gestito in questo modo la casa di riposo se ne sia andato. Sono contenta che un Presidente tronfio e scortese, assolutamente inadeguato a ricoprire il ruolo assegnatogli durante una riunione nella sede della Lega, mentre "volavano i coltelli", abbia rassegnato le proprie dimissioni. Penso però a mia nonna, che anche in questi otto mesi ha vissuto lì: se il Sindaco avesse scelto persone adeguate per il CdA, forse lei avrebbe trascorso in maniera più dignitosa e rispettosa questo periodo. Penso anche agli altri ospiti, che magari non hanno parenti combattivi come i miei zii. Ancora oggi, mentre salutavo mia nonna, mi è capitato di sentire un'operatrice rispondere ad un ospite non autosufficiente che chiedeva di essere portato in bagno che lei non aveva tempo di portarlo. L'ho guardata e lei ha aggiunto: "E poi ti ho appena portato!"  L'ospite ha rivolto all'operatrice una serie di ingiurie, alle quali lei ha replicato: "E smettila di dire le parolacce!!" Se già il dialogo sembra surreale per una persona che non è abituata a frequentare le RSA, lo è ancora di più per me, che ho lavorato per sette mesi nella RSA di Osio Sotto, gestita in maniera completamente diversa rispetto alla nostra povera vecchia (nelle pratiche, nell'organizzazione, nel rispetto delle persone) casa di riposo. Non aggiungo altro all'aneddoto odierno.
Che dire? Torno a ripetere l'invito che rivolsi otto mesi fa al Sindaco: nell'interesse degli ospiti, non soltanto del bilancio o dei cantieri-Vaglietti, scelga persone competenti, educate, rispettose, capaci di ascoltare gli ospiti e i familiari, in grado di operare un rinnovamento radicale che poggi le proprie fondamenta su un'idea diversa di RSA (idee, aggiornamenti, pratiche rispettose degli anziani in una società complessa come la nostra, non aria fritta e gru, non vanagloria, tombole per gli esterni e desiderio di apparire). Non c'è altro tempo da perdere, se abbiamo davvero a cuore il benessere dei nostri anziani e il rispetto dei loro diritti di cittadinanza.
Trovate la mia lettera a questo link.

arte
30 maggio 2009
Satura tota nostra est (erat)
Sempre nel Consiglio comunale di giovedì sono stata accusata dall'assessore Bentoglio di non rispettare gli avversari politici per ciò che scrivevo (con Mars e Anna Voig) sul Bossicus. Niente da fare: è difficile che apprezzi la satira chi ha un punto di vista "assoluto" sul mondo. Per quanto mi riguarda, mi sono divertita tantissimo a scrivere i pezzi di Bossicus, in uno dei periodi politici più felici della mia esperienza amministrativa (i più divertenti: il test su "Che assessore sei?" sul Bossicus di settembre 2006, il numero speciale sul Sanremo colognese e il brano di Ludovica Arrosto sul Roberto Furioso nel novembre 2006, ma anche la campagna per l'adozione di Se Sani, sempre nel settembre 2006).
spettacoli
29 maggio 2009
Del rispetto
Durante il Consiglio comunale di ieri sera, il Sindaco mi ha accusata di non portargli rispetto e per questo lui non ne porta a me, soprattutto perché io, con i miei articoli su Informacologno, lo avrei attaccato circa la sua vita personale.
Posto che per me Roberto Legramanti può fare ciò che gli pare nella sua vita, è innegabile che nel ruolo istituzionale di Sindaco abbia modificato un regolamento comunale per concedere la qualifica di direttrice e un considerevole aumento di stipendio alla sua fidanzata, attuale direttrice della farmacia comunale. Questa è la realtà: un regolamento modificato ad hoc, come è stato affermato anche nel Consiglio comunale in cui la modifica fu presentata, per conferire una qualifica ad una persona che, allo stato dei fatti, non possedeva i requisiti per averla e per ottenere anche l'aumento di stipendio.
Non credo sia colpa mia se la persona in questione è la fidanzata del Sindaco! Roberto Legramanti può stare con chi gli pare, ma se da Sindaco favorisce amici e parenti io non starò certo zitta e questo è quanto sta avvenendo da anni sul nostro territorio.
Il povero Sindaco ieri sera si lamentava perché in questi articoli ho parlato della sua vita privata (beh, ma tutti sanno che la farmacista è la sua fidanzata! Tra l'altro, vi invito a rileggere tutti i miei interventi sulla questione: non vi è niente di offensivo né di diffamatorio, è la pura e triste realtà dei fatti quella che ho riportato): oggi apro il Giornale di Treviglio e trovo un bell'articolo sulla "cicogna in comune", dove si racconta che la fidanzata del Sindaco e direttrice della farmacia aspetta un bambino. Io non posso parlare della sua vita privata perché così facendo gli mancherei di rispetto(cioè non posso dire che la farmacista è sua fidanzata, unica cosa che della sua vita privata ho detto, dopo che le ha concesso l'aumento di stipendio), mentre lui può tranquillamente annunciare a mezzo stampa che diventerà papà perché la sua fidanzata, direttrice della farmacia, è incinta? La coerenza non è di questo mondo.
Beh, non mi resta che fare le congratulazioni ai due futuri genitori.

diritti
24 maggio 2009
Ancora sul Vaglietti
Sull'ultimo numero del Giornale di Treviglio l'ex presidente della RSA Vaglietti, dottor Drago, risponde ai proclami della nuova Amministrazione del Ricovero, targata senza tanti complimenti Lega, la quale - con il Sindaco - lo accusa di avere lasciato un buco di bilancio di una certa rilevanza nei conti della struttura, tanto da rendere prioritaria la questione risanamento conti.
D'altra parte, il dottor Drago era stato nominato dalla maggioranza leghista e confermato da Legramanti nella gestione della RSA: avrebbe dovuto sapere con chi aveva a che fare, ma probabilmente si aspettava riconoscenza proprio da chi è abituato a scaricare responsabilità su chiunque, pur di non fare autocritica. Soprattutto l'ex Presidente non ha mai cercato di coinvolgere o almeno di informare le minoranze nella sua gestione della Casa di Riposo. Ricevemmo un invito soltanto per l'inaugurazione della ristrutturazione della RSA, mentre per tutto il resto non fummo minimamente considerati, nemmeno quando lo scorso autunno egli presentò il suo libro sulla storia del Vaglietti.
Inoltre il Presidente non rispose mai alla mia lettera - indirizzata anche a lui - sulla sua amministrazione del Vaglietti, che probabilmente conteneva critiche anche più incisive del "semplice" buco di bilancio (da lui peraltro giustificato con gli interventi edilizi che si stanno ultimando) rinfacciato da Legramanti e dal nuovo Presidente. Forse avrei dovuto mandare la mia lettera ai giornali, per ottenere una risposta? Pare che soltanto la pietra dello "scandalo pubblico" lo spinga a dare credito agli interlocutori che lo accusano, peraltro in modo molto "grezzo".
Tornando a noi, mi rattrista molto notare che anche in questa risposta dell'ex Presidente si parla di tutto, fuorché delle problematiche ravvisate da svariati parenti nella gestione degli ospiti della nostra RSA. La conclusione dell'apologia della vecchia Amministrazione lascia davvero basiti tutti coloro che abbiano familiari in questa struttura. Forse davvero l'ex Presidente, invece di occuparsi della storia del Vaglietti, avrebbe dovuto vigilare su ciò che è il presente della struttura, non soltanto dal punto di vista economico o edilizio, ma soprattutto sociale, dal momento che si tratta di un luogo che non avrebbe alcun motivo di esistere senza gli anziani che lo vivono.

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15 maggio 2009
La questione Vaglietti
In questi mesi non ho avuto molto tempo per occuparmi delle tematiche presentate in Consiglio comunale, ma una questione ha comunque impegnato le mie riflessioni per diverso tempo: si tratta della situazione della nostra Casa di Riposo, la RSA Vaglietti-Corsini. Come sapete, da poco c'è stato il passaggio di consegne tra vecchio e nuovo Consiglio di Amministrazione. Due settimane fa, sul Giornale di Treviglio, il Sindaco ha detto che nella scelta del CdA non ha coinvolto le minoranze perché "non avevano un nome e nemmeno una proposta". Oggi il giornale ha pubblicato stralci del comunicato delle minoranze (che trovate qui sotto) in risposta alle parole menzognere del Sindaco.

Rispetto alle dichiarazioni del sindaco, Roberto Legramanti, circa la questione della nomina del Consiglio di Amministrazione della Casa di Riposo (RSA) Vaglietti, riportate sul vostro giornale della scorsa settimana, intendiamo fare alcuni rilievi e precisazioni.

In primo luogo il Sindaco afferma che noi minoranze non avremmo fatto alcuna proposta circa la gestione della RSA e non avremmo avanzato candidature per il suo CdA. In realtà abbiamo avuto un primo incontro con il Sindaco e l’Assessore competente nel mese di marzo, durante il quale abbiamo espresso articolati pareri sulla RSA e abbiamo chiesto al Sindaco: 1) di fissare con noi un altro incontro per discutere del Vaglietti; 2) di potergli indicare uno o più nomi di persone competenti, significative per la vita sociale colognese, tra i quali egli avrebbe scelto un consigliere per il CdA del Vaglietti. Precisiamo che all’epoca avevamo già in mente una possibile candidata a ricoprire la carica di consigliera del Vaglietti, una giovane non “di partito” (a differenza delle nomine fatte da Legramanti, il quale ha più volte detto che la politica non c’entra niente con la Casa di Riposo, salvo poi smentire dopo aver nominato un CdA di “fedelissimi”), competente, molto attiva e stimata nel contesto sociale del nostro paese. Il Sindaco, dopo aver promesso che ci avrebbe ricontattati, non ci ha mai più fatto sapere nulla, tant’è che abbiamo appreso delle nomine del CdA dal vostro giornale.

La situazione della nostra RSA appare problematica: non si tratta di “voci insistenti”, come sostiene Legramanti nell’articolo della scorsa settimana, ma di lettere di denuncia scritte da familiari degli ospiti della struttura, nelle quali vengono messe in luce situazioni di una certa gravità nella gestione e nel rispetto degli ospiti (legature spacciate per contenzioni, negligenze nella prestazione dell’assistenza sanitaria…). Queste lettere sono state indirizzate anche all’Amministrazione comunale e a noi consiglieri; qualcuno di noi a queste lettere ha anche risposto, con una ‘proposta’ dettagliata di svariate pagine, ma il Sindaco – che non si è degnato di rispondere alla maggior parte di queste lettere – sostiene con grande coraggio sul vostro giornale che “le minoranze non hanno fatto nessuna proposta”.

Rispetto ad una situazione tanto complessa, avendo come priorità il bene degli ospiti e non soltanto il risanamento del bilancio dell’ente, ci saremmo aspettati dal Sindaco maggiore delicatezza e attenzione nelle nomine del CdA. Quando abbiamo appreso dal vostro giornale la composizione del Consiglio di Amministrazione, oltre che delusi per l’ennesimo atteggiamento poco corretto del Sindaco nei nostri riguardi, siamo rimasti perplessi, perché i quattro nominativi indicati dall’Amministrazione non hanno esperienze nel settore sociale: si tratta piuttosto di militanti leghisti, che nella prima riunione dei familiari degli ospiti della RSA si sono presentati con tanto di stemma della Lega, peraltro con modalità poco disponibili all’ascolto dei problemi dei familiari e degli ospiti della struttura. Dalle dichiarazioni al vostro giornale del neo-Presidente, Valentino Ubbiali, apprendiamo che una delle priorità è mantenere la qualità del servizio invariata, garantendo l’alta professionalità dei dipendenti. Egli non fa alcun cenno alle problematiche rilevate dai familiari degli ospiti, situandosi su una linea di continuità rispetto alla precedente gestione della RSA. Ciò appare tanto più grave dal momento che i disservizi rilevati sono tutt’ora in essere.

Ci auguriamo con questo scritto di avere chiarito la nostra posizione rispetto al Vaglietti: non è vero che non abbiamo avanzato proposte, così come non è vero che non avevamo alcun nominativo da proporre al Sindaco. Semplicemente costui, dopo averci promesso un incontro, non ci ha mai contattati, ha deciso il CdA in una riunione di partito e lo ha comunicato ai giornali. Appare doppiamente spudorato il fatto che poi accusi le minoranze di inazione, quando lui stesso ci ha messi nelle condizioni di non avere voce in capitolo in una scelta tanto importante per la nostra comunità, da lui fatta a cuor leggero e rispondendo a logiche di partito, non a logiche di benessere degli ospiti del Vaglietti.

Le minoranze consiliari


Oltre a questo comunicato, nel mese di marzo - quando la nomina del nuovo CdA del Vaglietti stava dilaniando la maggioranza - ho risposto allo scambio di lettere tra i familiari di un'ospite trovata legata ad un corrimano e i responsabili della RSA, dal momento che i parenti hanno inviato una lettera di denuncia a tutto il Consiglio comunale. Di questo documento riporto lo stralcio finale. Potete trovare la versione integrale qui.

Per tutti questi motivi, credo che sia urgente una profonda riflessione critica sul progetto di cura degli anziani nella nostra RSA. Oltre a quanto ho detto prima, negli ultimi tempi sono state rilevate diverse lamentele degli ospiti e dei familiari, fino ad arrivare alla lettera dei signori ***, che denunciano una situazione grave, probabilmente sfuggita di mano a chi ha la responsabilità dell’amministrazione e della gestione della Fondazione Vaglietti-Corsini. Non voglio qui attribuire colpe, che peraltro tutte le persone chiamate in causa hanno scaricato su altri: mi limito ad invitare tutti quanti siano investiti di responsabilità, Consiglio di Amministrazione, Direttore sanitario, familiari degli ospiti, Sindaco, Assessore competente, Consiglio comunale, tutti coloro che hanno a cuore il benessere dei nostri anziani, a dare il via ad un profondo ripensamento della gestione, della funzione e dell’importanza del Vaglietti per la comunità di Cologno al Serio. È certo importante occuparci della storia e della memoria di questa RSA, come è stato lodevolmente fatto di recente dal Presidente, dottor Drago, ma non è ammissibile sorvolare sulla sua situazione presente e sulle problematiche che essa presenta. Non abbiamo bisogno, oggi, di discutere di progetti edilizi, di ristrutturazioni di edifici, di cessione di proprietà, di buchi nel bilancio: dobbiamo rimettere al centro del discorso i soggetti che abitano il Vaglietti, i nostri anziani, che lì vivono gli ultimi anni della loro vita. È necessario rivedere il progetto assistenziale, privilegiando un’organizzazione capace di rispettare la dignità, la libertà, la diversità e il diritto di cittadinanza degli ospiti di questa struttura. È possibile intendere un modello di RSA che risponda a questi bisogni, rimettendo al centro delle pratiche di assistenza la figura dell’anziano, visto come soggetto e non come oggetto di cura, rispettato in quanto persona e cittadino unico, diverso da tutti gli altri.

 

In conclusione mi rivolgo a chi ha la delicata responsabilità della scelta e della nomina dei nuovi amministratori della nostra RSA, cioè al Sindaco e all’Amministrazione comunale. Ci troviamo in un momento di passaggio di consegne tra il Consiglio di Amministrazione uscente e quello che verrà nominato: non perdiamo l’occasione per affrontare questo discorso, per scegliere persone competenti e sensibili all’interno del nuovo CdA, che sappiano amministrarlo a vantaggio degli ospiti, non dell’ipotetico e astratto benessere (economico? Edilizio? Da grande opera?) di un ente che, senza gli anziani, non avrebbe ragione di esistere. Entrare a far parte di un Consiglio di Amministrazione, diventare Presidenti del Vaglietti, non significa assumere una carica di prestigio e di potere in sé, ma prendere su di sé un impegno disinteressato volto al benessere degli anziani che costituiscono il Vaglietti stesso. È un processo impegnativo, faticoso, che richiede sensibilità, compassione, competenza, senso critico: troviamo persone che rispondano a questi bisogni, non a logiche deteriori, di partito, economiche, personali. Soltanto in questa accezione è possibile intendere, dal mio punto di vista, un discorso “politico” sul Vaglietti, là dove politica significa occuparsi dei diritti degli individui che costituiscono una comunità, e in particolare dei suoi soggetti più fragili.


politica interna
1 maggio 2009
Non sono sparita
Non sono stata presente durante le ultime due sedute del Consiglio comunale, ma non sono sparita! Ho soltanto la SILSIS: non è (almeno, così sembra) una malattia, ma la scuola di abilitazione all'insegnamento secondario (SSIS). In questi ultimi due mesi mi sono concentrata quasi esclusivamente su questo impegno, che - dopo due anni intensi - finalmente sta volgendo al termine. Tra un mese sarò libera. Forse, poi, riprenderò ad aggiornare il blog ed eviterò di trascurare l'attività amministrativa.
Ci vediamo presto!
politica interna
23 gennaio 2009
Il sabato mattina sono con i bonsai!
La scorsa settimana ho appreso da Andrea, il mio capogruppo, che il prossimo consiglio si terrà sabato 31 gennaio alle 9 di mattina. La maggioranza sa bene che almeno tre consiglieri di minoranza su sette il sabato mattina lavorano: perché non continuare con la buona prassi dei consigli serali, per partecipare ai quali noi consiglieri di minoranza non abbiamo grandi problemi e per i quali personalmente non ho mai chiesto permessi (ricordo che i permessi di astensione dal lavoro nel giorno della convocazione del consiglio comunale sono un diritto del consigliere, ma anche un costo aggiuntivo per le finanze del comune, che deve rimborsare l'assenza dal lavoro al datore di lavoro del consigliere in permesso: perché metterci nelle condizioni di chiederli)?

politica estera
12 gennaio 2009
Palestina
il manifesto, 6 gennaio 2009
COMMENTO
di Alessandro Dal Lago
PALESTINA
Se la religione è l'ultima risorsa
Da tempo una parte consistente di mondo è oggetto di violenza militare assoluta, senza che la sofferenza dell'umanità che vi abita sia per nulla considerata dai poteri mondiali. È quella nebulosa a vario titolo definita araba, musulmana, mediorientale ecc. Oggi, dopo l'Iraq e l'Afghanistan, centro del vortice è Gaza. Zona grande un terzo del comune di Roma, ma popolata più di Milano. Che una guerra totale sia condotta in quella concentrazione urbana «con riguardo ai civili» è cosa cui solo le ipocrite cancellerie europee possono far finta di credere.
Qui non si tratta solo di «inadeguatezza» del nostro ministro degli esteri, lo spensierato Frattini. Si tratta di una conseguenza della definizione di Hamas come gruppo terrorista. Poiché i palestinesi di Gaza hanno eletto Hamas, sono terroristi anche loro. Questa è l'idea di fondo, neanche troppo implicita, visibile nelle dichiarazioni del primo ministro ceco, ma anche nelle contorsioni del francese Nicolas Sarkozy. È né più né meno il succo del pensiero strategico israeliano, confortato da Bush e, per ora, dal silenzio di Obama.
Le lacrime di circostanza sui bambini fin qui polverizzati, su quelli che moriranno e sulle decine di migliaia che resteranno traumatizzati per sempre, mentre da anni vivono senza cibo, acqua e medicinali, servono a lubrificare agli occhi delle nostre distratte opinioni pubbliche, celando un fatto elementare: che in queste guerre indiscriminate la vita di un civile «terrorista» vale un centesimo o un duecentesimo di quella di un israeliano o di un americano (così è andata in Iraq e va in Afghanistan).
Al di là di considerazioni fin troppo ovvie sulla differenza antropologica che ciò comporta (esistono oggi due tipi di umanità, una a pieno titolo, la nostra, e una microscopica o nulla, la loro), vale la pena domandarsi quale sia la logica politica che ne discende. La risposta, purtroppo, non sembra difficile: il massacro dei palestinesi come fine e non come mero mezzo militare.
La leadership dell'autorità palestinese, corrotta quanto si vuole, è stata ridicolizzata a vantaggio di Hamas non solo dal suo opportunismo e dagli errori , ma dalla volontà occidentale e israeliana di non permettere la nascita di un autentico stato palestinese. Gli insediamenti dei coloni hanno fatto il resto. Con la conseguenza che Hamas è stata visto dai palestinesi come un gruppo che almeno, perso per perso, assicurava un minimo di dignità e di resistenza. Esattamente come Hezbollah in Libano.
Il fondamentalismo religioso è un risultato di questo processo, non la sua causa principale. È l'isolamento assoluto e la consapevolezza di non essere nulla al mondo, nuda carne in balia di variabili come l'attuale vuoto di potere in Usa, l'inconsistenza europea o la politica interna israeliana, che spiegano a sufficienza l'evoluzione islamista ormai dilagante in Medio Oriente.
E non solo là. Dov'è la sorpresa dei migranti che chiudono in preghiera le manifestazioni di protesta, in Europa e in Italia, contro l'attacco a Gaza? La religione, soprattutto agli occhi dei giovani, appare come l'ultima risorsa di una resistenza a cui qualsiasi motivazione politico-ideologica tradizionale è venuta a mancare. Resistenza contro Israele, certo, ma anche contro le élites autoritarie e opportuniste dei paesi arabi, l'indifferenza europea e l'ottusità muscolare del governo americano. E così la simpatia per il radicalismo islamico tra i palestinesi (che non hanno nulla da perdere), o da noi, dove i diseredati si identificano facilmente con loro, non può che aumentare. È probabile che da qualche parte, nelle montagne tra Afghanistan e Pakistan, qualcuno si stia fregando le mani.
C'è nella questione palestinese un problema di giustizia così abissale che oggi è difficile persino definirlo con le parole esatte. Non altrimenti si spiegherebbe l'emozione che circonda la prossima proiezione del film «Valzer con Bashir», che rievoca una strage di palestinesi avvenuta ventisei anni fa, Sabra e Chatila.

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sentimenti
11 gennaio 2009
Assenza, più acuta presenza
politica interna
24 dicembre 2008
Articolo apparso su InforNaCologno - versione per ipovedenti

Alla fine del mese di ottobre, in due sedute-fiume, il Consiglio comunale ha esaminato e ha votato le osservazioni presentate dai cittadini al nuovo strumento urbanistico, il PGT (Piano di Governo del Territorio), che sostituisce il vecchio Piano Regolatore Generale. Il nuovo strumento urbanistico va a modificare in modo sostanziale la realtà territoriale di Cologno. Il primo Piano Regolatore dell’era leghista colognese (2004) aveva trasformato centinaia di migliaia di metri quadrati di terreni agricoli in aree residenziali, prevedendo uno scriteriato incremento degli abitanti pari al 20% in un paese già carente di servizi di base, con il risultato che si trova sotto gli occhi di tutti (e pensiamo che per diversi piani di lottizzazione già approvati i lavori non sono ancora partiti, vista la crisi del mercato edilizio): a Cologno spuntano case come funghi (o come alveari), molte rimangono invendute e il patrimonio di verde del nostro paese si riduce drasticamente, senza altra giustificazione che non sia il mero bisogno di “fare cassa”. L’Amministrazione leghista, infatti, si vanta di non aver mai aumentato le tasse per la cittadinanza, ma si guarda bene dal dire che questo risultato è stato ottenuto grazie alla cementificazione selvaggia, che ha fatto pervenire nelle casse del Comune svariati milioni di euro tra oneri di urbanizzazione e monetizzazioni. Tale flusso di denaro, purtroppo, non è servito per incrementare i servizi offerti alla cittadinanza, ma è andato a coprire per lo più i costi di due opere pubbliche, “fiori all’occhiello” dell’Amministrazione leghista, che si vanta di essere l’unica ad aver operato nel settore delle opere pubbliche negli ultimi decenni (probabilmente la ristrutturazione del comune, la biblioteca, la palestra delle scuole medie, la sede dell’ASL sono sorte spontaneamente in passato!): la scuola materna statale, che, appena ultimata, già necessita di ampliamento e ci è costata il doppio del previsto; gli “impianti sportivi” (due campi da calcio e tribune), costati più di cinque milioni di euro e non ancora ultimati, con la trafila di appalti, sottoappalti, danneggiamenti e debiti fuori bilancio che tutti conoscete.

Con il nuovo PGT, mentre si conclude con un colpo di coda la speculazione edilizia legata al residenziale (non senza un occhio di riguardo per i soliti “amici”: vi è una nuova area residenziale nei pressi della piattaforma ecologica, la cui trasformazione non trova certo motivazioni nella salubrità della zona), si introducono cambiamenti sostanziali che non sono stati minimamente concertati con la popolazione, nonostante uno degli obiettivi del PGT sia proprio quello di coinvolgere la cittadinanza nelle scelte progettuali. Tale mancato coinvolgimento ha prodotto anche, per la prima volta, un risveglio della popolazione colognese nei confronti della politica comunale: dopo una pacifica protesta di svariati cittadini per avere un confronto con gli amministratori sulle trasformazioni che il paese sta per subire con il PGT, il 24 ottobre l’Amministrazione ha finalmente deciso di indire una assemblea pubblica, alla quale hanno partecipato più di quattrocento cittadini, tutti critici verso le scelte portate avanti nel PGT. Le maggiori criticità di questo Piano di Governo riguardano certamente la viabilità e la trasformazione dell’area agricola di Cascina Palazzo in un “mix funzionale” di produttivo, logistico e commerciale. Non sappiamo di preciso che cosa sorgerà lì: si parla di un centro logistico, ma le destinazioni d’uso previste sono diverse e lasciano aperta la strada a varie ipotesi. Tali criticità sono state riscontrate non soltanto dalle minoranze e dai due ex assessori della maggioranza, Gustinelli e Ghidoni, a segnalare un malcontento anche tra le fila dell’elettorato leghista, ma persino dalla Provincia. Quest’ultima ha bocciato, con un parere nella sostanza vincolante, la trasformazione di Cascina Palazzo, ritenendola un’area agricola strategica e fondamentale non solo per il nostro paese, ma per tutto il territorio bergamasco. Nonostante ciò, l’Amministrazione ha deciso di non tenere conto di questo parere e ha mantenuto la trasformazione dell’area di Cascina Palazzo in fase di approvazione. Parliamo di “fase di approvazione” e non di votazione, perché il PGT non è stato definitivamente approvato con una votazione, per la quale la maggioranza non avrebbe avuto i numeri nemmeno in seconda seduta, viste le incompatibilità che riguardavano tre consiglieri: si sono votate soltanto le singole osservazioni e il parere della Provincia e il tutto si è concluso con una presa d’atto, che ha svuotato il Consiglio comunale delle proprie prerogative, trasformando di fatto Cologno in un territorio amministrato dalla volontà di una maggioranza, o, meglio, di un Sindaco che non ha più i numeri, piega le istituzioni in base alle proprie esigenze e ha perduto del tutto il contatto con la cittadinanza colognese, mentre in passato si vantava di essere l’unico in grado di rappresentarla. Che si sia passato il segno risulta evidente se si esamina la delibera 148 votata il 15 ottobre dalla Giunta, con cui si modificano i requisiti per concedere l’alta professionalità (con conseguente aumento di stipendio) ai dipendenti comunali: se prima erano necessari sette anni di esperienza presso il Comune, ora bastano tre anni se si è in possesso di Laurea e iscrizione all’albo. Tale regolamento, come è stato ammesso pubblicamente nella seduta consiliare del 25 novembre, è stato modificato “ad personam”, sulla base cioè dei requisiti posseduti dalla neoassunta farmacista che, dopo due soli mesi di servizio, non solo diventa direttrice della farmacia comunale, ma acquisisce l’alta professionalità, che il precedente direttore ebbe soltanto nel 2006, al termine della sua carriera lavorativa. Per quale motivo riconoscere ad una neoassunta un incentivo di almeno undicimila euro annui che il precedente direttore ebbe soltanto dopo anni di esperienza, modificando addirittura per lei, tramite la Giunta, un regolamento comunale? Non appare irrilevante sottolineare che la beneficiaria di tale modifica risulta essere l’attuale fidanzata del Sindaco. Cologno è ormai “cosa sua”, proprio come il giornale sul quale stiamo scrivendo: il nuovo gruppo consiliare di minoranza, costituito dai due ex assessori Ghidoni e Gustinelli, ha chiesto di avere uno spazio per scrivere qui, spazio concesso a tutti i gruppi consiliari. Ebbene, il Sindaco ha negato loro questa possibilità, dicendo che è lui il direttore di questo giornale (che, però, non è un bollettino di partito e, soprattutto, non è pagato da lui, ma da tutti i cittadini!): decide lui chi può scrivere e chi no, violando ogni regola istituzionale e i diritti delle minoranze. La situazione è grave, ma ci riempie di speranza il risveglio delle coscienze della cittadinanza colognese: non è più possibile accettare passivamente che nel nostro paese la politica, da azione volta al perseguimento del bene comune, diventi uno spudorato strumento di difesa degli interessi di una parte.

Cogliamo qui l’occasione per augurare a tutta la cittadinanza buon Natale e buon 2009.

 

I consiglieri comunali Andrea Carrara e Chiara Drago

LAVORO
18 dicembre 2008
L'ignoranza regna sovrana
commento di   angela renoleo@alice.it -   lasciato il 18/12/2008 alle 19:6 ,82.115.162.30
parliamoci chiaro, il problema che voio povere illuse state ponendo è dato solo dal fatto che si tratta della fidanzata del sindaco, altrimenti non ci sarebbe stata mai nessuna polemica.
e se vogliamo guardare alla professiopnalità della persona in oggetto, meriterebbe molto di più di quello che prende.
per quanto riguarda poi la consigliere chiara drago... mi risulta che la stessa lavori come professoressa alla scuola media di cologno al serio e dovrebbe spiegarci come ha fatto ad arrivare lì, considerato che io sono anni che sono diplomata ma un posto fisso di maestra al mio paese non l'ho mai avuto..
mi viene da pensare che.... se dovessi ragionare come lei (ma credetemi non lo farò mai)probabilmente è stata carina con qualche direttore scolastico ed ha avuto il posto a cologno al serio...
ma la mia vera preoccupazione è per quei poveri alunni che si ritrovano una professoressa come lei, quale futuro gli aspetta....


Il commento che riporto qui è stato lasciato al post relativo alla vicenda dell'alta professionalità attribuita alla fidanzata del Sindaco. Per quanto mi riguarda, è passibile di querela, ma preferisco smascherare la persona in questione sul mio blog, perché ritengo di potermi difendere a sufficienza qui.
Per prima cosa, la signora Angela dovrebbe stare bene attenta a definirmi "povera illusa" e a mettere in dubbio le mie qualità professionali, dal momento che ho i titoli adeguati (peraltro conseguiti a pieni voti, dal diploma di maturità al liceo classico statale di Bergamo fino alla laurea e, da maggio, avrò anche l'abilitazione della scuola di specializzazione per l'insegnamento) per ricoprire il posto di insegnante di lettere (italiano, storia, geografia, educazione civica e latino) non solo alle medie, ma anche alle superiori e al liceo. Per quanto riguarda i miei alunni, se è la loro sorte che la preoccupa, posso assicurarle che hanno tutti dei genitori che si curano di loro, senza che lei, signora Angela, diplomata, debba metterci il becco.
Secondariamente, forse alla signora Angela - diplomata ma senza posto fisso da maestra (come se tra le due cose ci fosse necessariamente una relazione - tra l'altro, viste le incertezze morfosintattiche, è meglio così) - sfugge quale sia l'iter di reclutamento degli insegnanti nelle scuole statali. Io cerco di parlare a ragion veduta sulla vicenda della farmacista (so come si è svolto il concorso per l'assunzione della fidanzata del sindaco - della quale non ho mai messo in dubbio la professionalità, anzi per quel che mi riguarda quando mi servivo da lei l'ho sempre trovata gentile e professionale - e non intendo contestare la sua assunzione, ma l'attribuzione dell'aumento di stipendio).
Purtroppo c'è gente che parla senza alcuna cognizione di causa e nemmeno si fa problemi circa la veridicità delle cose che scrive. Una di queste è la signora Angela, la quale sostiene che:
1. io lavorerei alle scuole medie di Cologno;
2. avrei un posto fisso;
3. avrei fatto la carina con qualche direttore per essere assunta (se la pensasse come me: ma non ha proprio capito niente! Io non contesto l'assunzione, contesto l'aumento di stipendio della farmacista, nel quale un ruolo importante a mio avviso ha giocato la sua posizione privata!);
4. (lei invece è diplomata e non ha mai fatto la maestra a Cologno).
Per prima cosa, io non lavoro alle scuole medie di Cologno. Ho ricoperto l'incarico di docente a tempo DETERMINATO dal 19 dicembre 2007 al 30 giugno 2008, per 10 ore settimanali, presso le nostre scuole medie, ma attualmente lavoro a Comun Nuovo, sempre con contratto a tempo DETERMINATO. Non avevo, non ho e nemmeno avrò a breve un posto di lavoro FISSO, a tempo indeterminato, in nessuna scuola, anche se sono diplomata (con il massimo dei voti), laureata (con il massimo dei voti) e quasi abilitata. Attualmente sto facendo il tirocinio (ovviamente senza percepire un euro), per un totale di quarantotto ore, presso le nostre scuole medie di Cologno con la professoressa Blando, mia insegnante delle medie, dato che la scuola di specializzazione per l'insegnamento presso la quale mi abiliterò, come tutte le SSIS, richiede almeno 168 ore di tirocinio (non retribuito) nelle scuole per le quali si consegue l'abilitazione (precedentemente, ho fatto la tirocinante all'ITC Oberdan di Treviglio e al Liceo Don Milani di Romano).
Passo ora a spiegare COME sono stata assunta a Cologno. La signora Angela non sa (e dovrebbe documentarsi prima di parlare, cosa che io mi premuro di insegnare ai miei alunni) che l'assunzione presso le scuole statali non è stabilita dal dirigente scolastico sulla base di simpatie personali. Esistono delle graduatorie ad esaurimento provinciali, nelle quali mi inserirò a maggio (bisogna avere l'abilitazione, rilasciata dalla SSIS, per accedervi; da queste si può ambire ad un posto di lavoro fisso, dopo diversi anni di precariato), e graduatorie di istituto biennali nelle quali si può fare richiesta di inserimento (cosa che io ho fatto nel luglio 2007) se in possesso di laurea e requisiti per insegnare. In base ai titoli, si riceve un punteggio: si dà il caso che i miei voti alti mi siano serviti (almeno questo!) ad avere una buona posizione in queste graduatorie di istituto, tant'è che sono stata chiamata per proposte di lavoro da tutte le scuole medie nelle quali sono presente in graduatoria (sono al massimo venti). Inoltre, come se non bastasse, in bergamasca scarseggiano docenti di lettere. L'anno scorso ero l'avente diritto per il posto di supplente a Cologno e ho accettato le dieci ore, perché con la frequenza alla SSIS non posso certo lavorare a tempo pieno. Quest'anno ero ancora l'avente diritto a Cologno, ma non ho accettato la supplenza (NON DI CERTO IL POSTO FISSO!) perché avrei dovuto lavorare anche un pomeriggio, mentre io tutti i pomeriggi frequento la SSIS a Milano.
Per il resto, signora Angela, forse le sfugge anche che non tutte le diplomate possono fare le maestre. Da diversi anni a questa parte, per insegnare nelle primarie ci vuole la laurea in scienze della formazione.
Questo è quanto.
La prossima volta, signora Angela, prima di scrivere e di sputtanare una persona sulla base di illazioni e di sue frustrazioni personali, SI DOCUMENTI, o mi vedrò costretta a tutelare la mia persona e la mia professionalità in altre sedi.
musica
12 dicembre 2008
C'è un'ombra di fumo che danza
letteratura
10 dicembre 2008
Il fiume scorre tra gli argini / lo caricano sul dorso le gru
Scrivo molto, lo so. Ho aperto un blog anche per questo motivo. Sono abituata a distendere il mio pensiero senza troppi argini (per alcuni anni il mio unico argine è stata la penna rossa di Fabrizio Strocchia e di questo lo ringrazio: senza di lui scriverei ancora temi da tre fogli di protocollo e non avrei appreso svariati trucchi di labor limae da passare ai miei bonsai, che lui chiamerebbe certamente bestiacce). Certo non immaginavo di dover trascorrere il mercoledì sera della settimana prima dell'esame di medievale a tagliuzzare l'articolo per il prossimo InformaCologno: è troppo lungo e nella colonna e un terzo messa a disposizione di ogni minoranza (tranne quella formata da ex assessori, che non ha nemmeno una riga!) non ci sta. Ho ampiamente superato il limite, introdotto a settembre, di 40 righe con 100 battute. Ho preparato l'articolo come avevo fatto con quelli vecchi (gli ultimi li ha scritti Andrea), che venivano messi su una pagina intera, non divisa in colonne. Certo, non pretendo che per far posto alle mie lamentele vengano tolte le foto della sagra del melgòt o le immagini di qualche altra festa padana, nuovo evangelium pauperum. Ora, invece di tagliuzzare senza censurarmi, cosa alquanto difficile, sarei tentata di mandarlo così e di farlo pubblicare a carattere 7, pur di non levare una virgola (e mi perdoni Callimaco: avevo una Musa pingue e non sono riuscita ad assottigliarla).

Ed invero, quando per la primissima volta posi sulle mie ginocchia la tavoletta cerata, Apollo Licio così mi parlò: "Poeta, la vittima si deve nutrire quanto più pingue sia possibile, ma la Musa, o mio caro, sottile. Inoltre anche questo ti ordino, di non calcare le vie che battono i carri, di non spingere il tuo cocchio sulle orme comuni degli altri né per la strada larga, ma per sentieri non calpestati dagli altri, anche se così ti spingerai per la via più stretta". A lui obbedii: ché noi cantiamo fra quelli che amano il suono stridulo della cicala, non il raglio assordante degli asini.
Callimaco, Aitia, fr. 1 Pfeiffer, vv. 21-30, trad. Torraca.
vita scolastica
9 dicembre 2008
Il latino "non serve": viva il latino!
"Dobbiamo conoscere e amare il nostro passato, contro la ferocia speculativa di chi non ama nulla, non rispetta nulla, non conosce nulla." P.P.P.

A maggio 2009 - se tutto va bene - finirò la silsis e mi abiliterò in tre classi di insegnamento: la A43 (lettere alle medie), la A50 (lettere alle superiori) e la A51 (lettere e latino nei licei). Fino a due settimane fa ero indecisa su dove collocare la maggior parte dei punti che acquisirò con l'abilitazione. Pensavo di investire sulle medie, nelle quali qui a Bergamo si lavora molto e si entra prima di ruolo. Poi, studiando attentamente le graduatorie, mi sono accorta che anche per la A51 ci sono buone possibilità lavorative. Dato che mi piacciono particolarmente la letteratura italiana e il latino, mi sono convinta a investire i miei punti direttamente sulla A51.
Qualche giorno fa ho scoperto però una cosa agghiacciante: del depauperamento della scuola messo in atto dalla Gelmini, una delle vittime illustri potrebbe essere (e con grandi probabilità sarà) proprio il latino. La ministra ha deciso di rimandare di un mese le iscrizioni dei ragazzi di terza media alle superiori (cosa che metterà in serie difficoltà le scuole e gli USP nella programmazione degli organici) perché prossimamente presenterà i nuovi quadri orari delle superiori, in cui i tagli regnano sovrani (le scuole non riusciranno così a presentare per tempo il pof del prossimo anno scolastico e le attuali guide distribuite ai ragazzi di terza per l'orientamento non hanno alcun valore: tutte le scuole dovranno rivedere la loro offerta formativa). Il monte ore degli istituti tecnici (e, se non ho inteso male, anche dei professionali) sarà ridotto da 36 a 32 ore, mentre per i licei non si dovranno superare le 30 ore (cosa semplice al biennio, ma più complicata al triennio). Quali materie verranno tagliate?
Due settimane fa in internet sono apparsi alcuni quadri orari, fotocopiati e scannerizzati, che pare circolassero al Ministero, nonostante la Gelmini li abbia formalmente smentiti. Analizzando la situazione dei licei, nel classico latino al ginnasio perde un'ora (da 5 a 4). Allo scientifico, udite udite, latino diventa una materia opzionale: i ragazzi dovranno scegliere tra latino e una seconda lingua straniera (chissà cosa sceglieranno mai?) e a questo insegnamento saranno dedicate solo 3 ore settimanali. Al sociopsicopedagogico latino perde un'ora ogni anno, ma almeno rimane, mentre scompare del tutto, senza alcuna giustificazione (come se la conoscenza del latino non aiutasse nella comprensione dell'evoluzione linguistica che ha portato al formarsi delle lingue moderne, romanze e non - si veda il caso dell'inglese), nel liceo linguistico.
Altra vittima illustre dei tagli è la filosofia, che in tutti i licei, ad eccezione del classico, viene ridotta da 3 a 2 ore settimanali.
Mi auguro che la ministra voglia rivedere queste scelte nei quadri orari ufficiali, che verranno resi noti a breve: i tagli sono del tutto incomprensibili e giustificati solo dal bisogno di far cassa, non concertati e nemmeno discussi. Il loro solo fine è quello di impoverire la formazione liceale italiana. Si sente spesso ripetere che il latino è una lingua morta e non serve. Eppure è proprio questa la chiave del sapere: esso non si può classificare in modo utilitaristico, non se ne può valutare la spendibilità in termini economici e di bilancio, eppure arricchisce l'immaginario più di quanto potranno mai fare soldi, www e pubbliche relazioni.

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